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10° Classificato (attestato + libro “La libertà perduta”)

GUIDALI Maurizio, residente a Monza

titolo del racconto: Due volte

giudizio giurati: trama e messaggio finale apparentemente semplici, quasi lapalissiani, ma non per questo da sottovalutare.

note sul racconto: gli Antichi credevano che i sogni fatti all’alba fossero premonitori o forieri di qualche messaggio importante. In questo breve, ma intenso racconto: Pietro, il protagonista della “favola” raccontata dall’autore a un gruppo di adolescenti ricoverati in ospedale, rivela un suo sogno all’amico Eugenio, detto Genio. Nel sogno, cura un bambino da una brutta ferita sulla fronte, semplicemente toccandolo con la mano e, come ricompensa, riceve la possibilità di esprimere due desideri.  Dato che, cito direttamente dal testo: “Era solito ripetere che nella vita si deve fare qualcosa degno di poter essere il senso dell’esistenza stessa che viviamo …”, decide che, citando ancora il testo “… solo chi non ha paura di morire, chi si comporta come se fosse immortale, può avere la capacità di essere felice e di donare la felicità …”, potrebbe diventare immortale.   Chi non ha mai desiderato esserlo? Quante situazioni si possono risolvere se non ci si deve rapportare con l’inesorabile scorrere del tempo?

Sempre citando dal testo:

“Da quel giorno la sua vita cambiò radicalmente e, come il bruco che si libera del suo bozzolo, iniziò a librarsi nell’immensità celeste come una magnifica farfalla.”

Pietro, dunque, si prodiga in diverse buone azioni, aiutando profughi, persone disagiate, ecc.; dal testo: “Dove c’era una sofferenza, un vuoto di umanità, un’ingiustizia, lì c’era Pietro.”

Ma un giorno, ormai 60enne, sceglie il secondo desiderio: ritornare mortale.   Ritornare mortale? E perché?  Genio, il suo amico, cerca di comprendere la strana scelta di Pietro.

Dal testo: “Ma con il passare degli anni, ed avvicinandomi all’età matura, accettai serenamente quasi tutto quanto avevo udito con le mie orecchie. ….. Nella vita non c’è bisogno di avere a disposizione due desideri, due occasioni di cui una magari complementare all’altra, per riuscire a fare qualcosa, qualcosa di buono al fine di stare bene con sé stessi e con gli altri.”

Il “favola” termina e, nel silenzio sceso tra i ragazzi presenti, una voce si alza squillante, quasi alterata:

“Mi scusi, ma lei alla sua età, passa il tempo ad andare in giro a raccontare queste fiabe? In quale mondo ha vissuto fino ad oggi? Ed ora in quale universo vive? Ma non vede cosa c’è qui tutt’intorno a noi ogni giorno che Dio manda in terra? Non vede che stiamo male e stiamo davvero soffrendo? Perché anche lei non ci passa le sue mani miracolose sulla fronte?”

…..

“….non importa quanti anni hai, non importa chi sei, dove sei nato e cosa hai fatto o cosa farai nella vita. L’importante è che qualunque cosa tu faccia, tu possa sempre andare in giro a testa alta, non per farti acclamare ma per stare bene con te stesso oltre che con gli altri.

…..sono certo che comincerai a ripensare a quello che ho detto perché, anche se tu ora non lo provi, un poco di Pietro ha iniziato a vivere anche dentro di te. Vedrai che quando arriverai alla mia età, anche tu sentirai ancora il bisogno di fare qualcosa per chi sta soffrendo, per gli altri, senza doverti chiedere perché lo fai”….

 

Il messaggio sarà stato colto?

 

 

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9° Classificato (attestato + libro “La libertà perduta”)

BIANCO Alessio, residente a Tempio Pausiana

titolo del racconto: La dedica

giudizio giurati: concatenazione elaborata degli eventi che induce a proseguire nella lettura per scoprire un finale, forse, atteso e sperato.

note sul racconto: A volte, il detto “le apparenze ingannano” risulta veritiero e questo racconto ne coglie appieno il significato.

Angelo, il protagonista, è un collaboratore scolastico, più semplicemente un bidello presso un liceo classico.  Stante le passate ed infelici vicissitudini famigliari - quali l’improvvisa morte del padre e pertanto l’impossibilità di continuare gli studi per provvedere economicamente a sostenere la famiglia; un successivo grave incidente a causa del quale gli è stata innestata una protesi al braccio - , la sua curiosità intellettuale non si è mai assopita, seppur ritenga di poterla soddisfare solo “in solitaria”: “Fin da subito non fu la mano finta il problema, o almeno non lo fu quanto la convinzione che “nessuna donna vorrebbe stare con uno come me”, come sempre ripeteva senza prendersi la briga di verificare cosa le donne ne pensassero. L'amore per i libri sostituiva quasi per intero la mancanza di altri affetti, e questo lui lo sapeva.”

Negli anni, si è interessato a numerosi svariati “divertimenti”: suonare la tromba, il ciclismo, l’informatica, la grafologia. In particolare, lo studio della grafologia - al quale era stato iniziato dal suo amico d’infanzia Giacomo - l’aveva impegnato per oltre due anni. Ora, invece, è la filosofia e la ricerca dei vari testi, che impegnano il suo tempo libero.

Dopo giorni di attesa, riceve l’ultimo libro ordinato e citando dal testo del racconto:

“Quando il libro arrivò, strettamente impacchettato in una busta gialla, Angelo rimase un po' deluso dalle dimensioni dell'involucro; troppo sottile e anche troppo leggero, per essere un libro di filosofia ... Un simile lavoro avrebbe dovuto, presumibilmente, richiedere molte più pagine, cosa che Angelo non temeva affatto…”

Ma, diversamente dagli altri libri, questo piccolo volume presentava un dettaglio: una dedica scritta non dall’autore ma da qualcuno che lo donava ad un altro. Poche parole manoscritte che in genere non tutti i lettori si soffermano a decifrare, ma il grafologo che era in lui, non poteva ignorarla. 

Iniziò ad analizzare ogni dettaglio, parola per parola, ogni segno, anche il più piccolo grumo d’inchiostro e si immerse completamente nella fantasia che il dedicatario possa essere una persona affine a lui, con i suoi stessi desideri e sogni. Una donna (perché la grafia faceva pensare ad una mano femminile) che finalmente potesse comprenderlo, abbracciarlo e consolarlo. Il sogno prende vita e … ma è davvero un’illusione? 

A voi scoprirlo.

 

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8° Classificato (attestato + libro “La libertà perduta”)

QUADRI Daniela, residente a Monza

titolo del racconto: Il sogno di Willy

giudizio giurati: espressioni lineari che sviluppano una trama insolita

note sul racconto: Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita…”

Ho scelto questa espressione tratta dal testo del racconto per introdurvi e insinuarvi letteralmente nel flusso dei pensieri della voce narrante. Le sue giornate scorrono in compagnia di Antonio; e fin qui nulla di strano se non per il fatto che la sua è una visione particolare, una prospettiva dal basso verso l’alto, a volte da un divano, altre dai ripiani della libreria colma di volumi.

Tutto prosegue nella sua monotonia, ma quando Antonio si assopisce, Willy (questo è il nome della voce narrante, nome scelto da Antonio in sua vece) entra in azione perché a suo dire … dal testo: “Non era un sonno profondo, piuttosto uno stato contemplativo che avevo imparato a riconoscere, perché a quel punto toccava a me entrare in scena. Lasciavo che i suoi muscoli si rilassassero e, quando la sua mano si abbandonava sul divano, sapevo che era arrivato il mio momento. Entravo di soppiatto ... senza far rumore …, e la scena nella quale mi ritrovavo a muovermi era immancabilmente la stessa.”

Come si può entrare nei sogni di un altro essere vivente? Chi è questa magica creatura? Una fata? Un folletto?

Vi svelo qualche particolare: un’andatura sinuosa e ammiccante, occhi dalla vista acutissima, baffi sensibilissimi, pelo morbido e setoso… che così si esprime: “Entravo di soppiatto, in punta di zampa, senza far rumore come solo noi felini riusciamo a fare ...”

Il sogno che rapisce Antonio è ricorrente: il mare, una donna che dolcemente lo bacia … ma oggi il finale è differente.

“Gli uomini si rifugiano nei sogni per noia, solitudine, paura o desiderio mentre per noi è diverso, avrei argomentato. Noi sogniamo per necessità, così come rincorriamo un’ombra sul muro o diamo la caccia a una farfalla. È la nostra natura, non ce l’ha insegnato nessuno, ma possiamo insegnare ad altri come farlo: ad occhi chiusi o aperti, non fa differenza, quello che importa è essere pronti ad andare oltre, a viaggiare fuori da se stessi. Ero sul punto di iniziare il mio discorso, quando un’ombra sul viso di Antonio attirò la mia attenzione. Era un sorriso che non gli avevo mai visto prima e che gli incurvava le labbra in una smorfia dolce come la musica che avevo udito. Mi avvicinai per scrutarlo meglio e mi accorsi che il suo respiro aveva il profumo impalpabile di felicità che i sogni sanno donare. … Sono immerso in una luce così intensa che nessuna stoffa, per quanto unica e preziosa, potrebbe mai velare. Antonio e la donna sono lì, abbracciati sulla terrazza che dà sul mare e mi sorridono, e io tra poco sarò con loro. Dentro un sogno che non avrà mai fine, su questo divano.”

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7° Classificato (attestato + libro “La libertà perduta”)

ANDREANI Gabriele, residente a Pesaro

titolo del racconto: La quadratura del cerchio

giudizio giurati: il valore e l’essenza dell’amicizia spiegata con una trama originale, emozionante e complessa

note sul racconto: da una nota in calce al racconto il problema della mosca ovvero: da due paesi, collegati da una strada rettilinea lunga 10 km, partono contemporaneamente, l’uno verso l’altro, due carri trainati ciascuno da un bue, che procedono alla stessa velocità di 5 chilometri all’ora. All’istante della partenza una mosca, che si era posata sulla fronte del primo bue, parte volando con la velocità di 15 chilometri all’ora, e va a posarsi sulla fronte dell’altro bue; poi subito riparte e torna, con la stessa velocità di prima, a posarsi sulla fronte del primo bue; e così di seguito fino a quando i due buoi s’incontrano e la mosca resta schiacciata fra le due fronti. Quanti chilometri ha percorso quella mosca?” La soluzione presuppone un calcolo lungo e complicato, ma c’è un modo per risolvere il problema in pochi istanti, senza calcoli.”

Giulio e Carlo, due amici, sono impegnati nel risolvere il quesito. Due persone con vite ed esperienze diverse, ma il destino ha deciso di far incontrare: un banale ed insolito acquisto di una cassettiera usata. Un’amicizia speciale: Giulio, ragazzo con un passato da dimenticare e Carlo, invece, con un presente sospeso, lavorativamente parlando a causa della cassa integrazione.

Giulio, seppur senza preparazione scientifica, risolve il problema con semplicità, sbalordendo Carlo.

Dal testo: “Il tuo cervello è fatto per le scoperte!» esclamai stringendolo tra le braccia e baciandolo sulle guance. «Chi avrebbe mai pensato che un outsider dell’algebra, un umile meccanico del pensiero, avrebbe posto termine all’annosa questione della quadratura del cerchio?»”

Infatti: “Dalle relazioni degli psichiatri del San Benedetto risultava che Giulio era dotato di un’intelligenza teorica non comune e aveva un notevole spirito di osservazione. L’equilibrio psicofisico era però compromesso … in tenera età aveva assistito all’omicidio-suicidio dei suoi genitori. In lui coesistevano due persone, una forte e di grande ingegno, l’altra fragile e bisognosa …”  Carlo, che conosceva i suoi trascorsi, si era affezionato a questa “creatura” cagionevole, non per compassione ma perché riconosceva in lui una superiorità intellettuale non comune.

Quella cassettiera che li aveva fatti incontrare è divenuta talmente importante per Giulio che la utilizzava come una cassaforte; ogni cassetto nascondeva dei veri e propri “sogni nel cassetto” annotati su semplici foglietti piegati. Sono ben organizzati, in una scatola suddivisa in tanti scomparti, ognuno dei quali contiene un biglietto con il suo desiderio, un sogno; riuniti tutti insieme sono il suo testamento.  Giulio mostra a Carlo alcuni di questi biglietti rivolti alla zia oppure alla moglie di Carlo. C’è uno scomparto anche per Carlo “Tu sei nella scatola A00004”… ma dovrà aprire solo dopo la sua scomparsa.

Trascorrono gli anni e, dopo la morte della zia, Carlo decide di accogliere in casa Giulio, anziché farlo internare in una casa di cura. Ma la sua salute è molto cagionevole e nonostante le cure, anche Giulio muore. Dopo il funerale, Carlo si ricorda del biglietto riposto nella cassettiera.

“Dalla vita non ho avuto nulla di piacevole. Sono passato attraverso tragedie, sofferenze e mutilazioni, privato della libertà di sognare, fiorire e crescere come un albero. Da quando ti ho conosciuto, la tragedia che bruciò la mia infanzia è diventata memoria morta. Sono come rinato. La tua amicizia ha gettato sprazzi di luce sulla mia piatta esistenza e mi ha dato la forza di lottare contro i miei demoni. La soluzione al problema della quadratura del cerchio e di ogni altro dilemma si trova nel cuore di uomini simili a te. Vorrei che mi fossi amico anche nell’Eterno.”

P. S. Quando mi raggiungerai in Paradiso, conteremo insieme le stelle?

Giulio

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6° Classificato (attestato + libro “La libertà perduta”)

CASADEI Monia, residente a Cesena

titolo del racconto: Il volo si riassume in uno sfarfallio fugace, di passaggio

giudizio giurati: analisi lucida e profonda. Apprezzabili i neologismi

note sul racconto: una voce fuori campo descrive il volo di una foglia (il suo volo) che il vento tra poco staccherà dal ramo.  Al pari di un essere pensante, … dal testo: “Da giorni sentiva che il momento era prossimo … Nei sogni aveva vagheggiato un periplo avventuroso sul giardino … Non si è mai abbastanza pronti per issarsi e, in quest’estremo indugio, si riassume tutta la forza cabrante della vita.  … Così, senza crissare troppo a lungo, il sottile picciolo linfatico che l’assicurava al fusto della robinia cedette alla folata di vento. … La foglia avvertì una fitta di dolore nello strappo, che le ruppe il fiato per un istante e … Il giorno successivo il giardiniere (al pari d’un netturbino o d’un necroforo) l’avrebbe collettata nella forra ordinaria.”

Questo lungo stralcio dal testo si rende necessario per introdurvi alla scena successiva che si svolge all’esterno della porta di accesso della stanza di un ospedale ( ? ), la stanza dove è ricoverata la madre morente del protagonista. Dal testo: “Improvvisamente, coi suoi cinquanta chili ed uno sputo spalmati lungo un metro e settantacinque, si sentì del tutto fuori luogo.”

Pensieri vari affollano la mente mentre segue quell’ultimo volo della foglia fuori dalla finestra; uno sguardo indagatore all’infermiera, ai locali asettici, ma anche a se stesso, in questo momento particolare della sua vita. Dal testo: “Il coagulo di risentimenti, insofferenze e incomprensioni, coltivate per anni, inaspettatamente sembrò gramolarsi nel suo petto. Rimase solo la frangitura del dolore, l’estratto oleoso della pena. Ad ogni ricordo, un’emulsione d’emozioni, ad ogni pensiero, un frantoio dentro il petto. Sarebbe stato troppo anche per uomini più resilienti di lui. E lui era ben lungi dal sentirsi anche solo resistente. Ogni cellula del suo corpo era pronta a girare i tacchi…”

Ricordi di anni passati e del suo rapporto con la madre “La rivedeva, minuta e delicata, accompagnarlo a scuola, la bellezza che trasmodava suo malgrado, la mano affusolata nella sua minuscola… E ne ricordava l’eroica ostentazione di giovialità… Avrebbe voluto proteggerla e assieme punirla, per quella vita difficile… Ritrovò, fuggevoli, le moviole sconfessate del loro rapporto… Un’adolescenza spansa a colpevolizzarla… L’aveva abbandonata come, prima di lui, l’uomo che aveva amato diciott’anni or sono…”

Solo ora comprende la forza della madre che ha sempre osteggiato e che … “Come la foglia nel giardino, stava affrontando l’estremo viaggio d’un volo che si compendia tutto in uno svolazzo di passaggio, dal tralcio al selciato della vita - eppure denso.”

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5° Classificato (attestato + libro “La libertà perduta”)

LORIGA Giovanni, residente a Osilo (SS)

titolo del racconto: Un sogno

giudizio giurati: ben costruito, mai inconsistente nè “piatto”. Piacevole seppur brevissimo.

note sul racconto: il breve racconto è la descrizione del sogno, in apparenza confusionario, nel quale è coinvolta una coppia. Una serie di scene, alquanto movimentate, si dipanano una dietro l’altra senza un legame apparente: una mostra d’arte all’aperto; uno spettacolo teatrale, anch’esso all’aperto, che coinvolge gli spettatori in un simil-corteo; un locale affollato e fumoso; un reading di poesie all’aperto, in una piazzetta; la sala di un cinema. Eppure, un filo conduttore c’è. Dettagli infinitesimali: una carta da gioco con raffigurata una figura femminile (che ha le sembianze della poetessa del reading) e dal testo: … ”L’autrice leggeva e declamava le sue poesie con lievi movimenti delle mani. La voce era suadente, sensuale. Il suo viso, cereo, aveva un non so che di già visto: un neo, chiaramente tatuato, sul lato superiore della fronte. Dalla tasca presi la carta, la guardai bene, benché il soggetto, come detto, fosse quasi di spalle, nella piccola porzione di viso visibile, si notava un neo sulla fronte, nella stessa posizione di quello della poetessa.” Il neo sulla fronte è presente sia sui volti dei manichini che assistono al reading, sia su quelli del pubblico del cinema che proietta un film dal titolo “Il volto” (anche questo non a caso), ed anche sul viso della donna protagonista, che rivela togliendo una maschera, la stessa maschera dipinta in un quadro della mostra d’arte decritta all’inizio del racconto.

“Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi.” Con questa affermazione si conclude il racconto che riassume in poche, ma significative parole la confusione non solo delle vicende ma dell’esistenza stessa.

 

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4° Classificato (attestato + libro “La libertà perduta”)

BORSONI Paolo, residente ad Ancona; ha partecipato alla I edizione (32° classificato) e alla II edizione (5° classificato)

titolo del racconto: Nella malia di uno sguardo

giudizio giurati: Trama all’apparenza semplice, ma espressa in forma corretta

note sul racconto: Gli occhi, soprattutto in questo periodo di pandemia, sono diventati l’unico elemento con il quale colloquiamo attraverso la mascherina. Cosa e come possiamo comunicare con lo sguardo?

Il racconto si apre con la voce silenziosa del protagonista che ci svela i suoi pensieri, le sue paure, i suoi sentimenti e, sì, anche i suoi sogni, vaghi desideri che si intrecciano con una donna, la stessa persona con la quale è impegnato in una relazione sentimentale altalenante che non riesce a chiudere.  In attesa di incontrarla, scruta il mercato affollato, qualcuno non indossa la mascherina, incurante della pandemia; le bancarelle espongono disordinatamente le loro mercanzie. Sovrapensiero, si ferma “… Sfiorando la bancarella, allungai uno sguardo verso i quadri. E mi resi conto perché nessuno li acquistava. Non potevano essere definiti quadri, forse, con indulgenza, dipinti d’occasione. Con l’animo rabbuiato da tanta sciatteria, passavo lo sguardo dall’una all’altra scenetta stereotipata, non incontrando altro che oggetti segnati dal manierismo, dal tentativo di spacciare per quadri prodotti confezionati in serie, dai motivi triti e ritriti..”

Ma ecco, un quadro attira il suo sguardo.  Diversamente dalle altre insignificanti scenette bucoliche, “quella tela rappresentava una tragedia ...   Sguardi disperati si alzavano al cielo. Visi allucinati si tendevano in cerca di scampo   ...  La sciagura palpitava in quella città sferzata dalla pestilenza … Al centro del quadro una fanciulla camminava tra una folla sgomenta con tanti corpi esanimi a terra. Lei avanzava in mezzo a individui sofferenti e persone che cercavano di portare loro soccorso … La ragazza indossava una tunica azzurra. Il capo era adornato da una coroncina di fiori azzurri. Sapevo che nell’iconografia antica il fiore azzurro esprime lo sforzo spirituale di accostarsi al divino … La ragazza superava assembramenti di folla. Si dirigeva verso un appuntamento”…

Strane le coincidenze e sempre più attratto dal significato della tela non si accorge che la donna lo ha raggiunto «Pensavi che non ti avrei mai raggiunto?». Il vento sussurrava parole strane alle mie orecchie. I tuoni si susseguivano sempre più lontani. La stanchezza confondeva le voci. «Pensavi davvero che non ti avrei mai raggiunto?» sentii ripetere. Mi voltai… «Che strano tipo che sei! Tutto bagnato assomigli a Calimero appena uscito da una pozzanghera!» aggiunse per prendermi in giro.”  … Raccolsi il quadro della giovane dalla coroncina azzurra circondata dall’apocalisse. Lo porsi alla venditrice.

… In quell’attimo avvertii che, pur nella tragedia che stavamo vivendo, anche in quella pandemia che opprimeva le nostre vite, esisteva ancora la tenerezza nel mondo ... era nel magnifico dipinto che stringevo fra le dita: rappresentava una fanciulla, che, con una coroncina di fiori azzurri in fronte e una tunica attillata, avanzava agile e risoluta lungo una strada di una città antica sconvolta da una pestilenza, una fanciulla che assomigliava tanto a quella che ora mi si stringeva vicino per farmi stare al riparo del suo ombrello così da risparmiarmi almeno l’ultima parte dell’acquazzone, era nel suo sollecitarmi a camminare più in fretta perché avevamo tante cose da fare insieme quella sera.. Per un’alchimia imprevista del destino avevo continuato ad attenderla senza stancarmi per l’intera serata. Perdendomi nella malia di uno sguardo..”

 

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3° Classificato (bonifico Euro 100,00 + attestato + libro “La libertà perduta”)

GUICCIARDI Luigi, residente a Modena

titolo del racconto: Un sogno tragico

giudizio giurati: ben costruito, con molti dettagli e mai banale

note sul racconto: come molte favole, l’incipit è sereno, tranquillo, se si potesse toccare sarebbe probabilmente morbido e setoso come la sabbia sotto i piedi del protagonista. Citando dal racconto: “Adesso il sole è scomparso da un pezzo. E' domenica sera e ascolto il mare. Col suo rumore, come un sussurro.”

Lo sguardo del protagonista vaga sul litorale, sul borgo vicino e il pensiero ritorna alle vicende di qualche ora prima, frammezzato da ricordi che risalgono all’anno precedente, quando tutto era iniziato.

Un incontro come tanti che si trasforma in una relazione forse desiderata ma improbabile. Dal testo: “La prima volta. Eccitante, diversa. Il respiro pieno di un veleno, di un calore: dolce, forte. Ma anche il disagio, e l'ansia, dopo la gioia. E la gioia, non la felicità. Col cuore in gola, come un ragazzo; con la voglia, e la paura, e poi ancora la voglia.”

Sembra un bel sogno “Finché lei mi aveva chiamato, per una cosa urgente, e me l'aveva detto. Un figlio, sì. Ma ce l'avevo già, io, un figlio. E non era servito.”

Il protagonista si /ci chiede come risolvere la situazione? Come dire alla sorella della moglie che “…. si deve rinunciare ai sogni …” … Una storia come altre, questa. Ma lei no, era diversa. Sua sorella. Tra tutte le donne del mondo, proprio sua sorella. Incauta, istintiva. E’ volubile. Capace di tenersi il bambino, di andarsene lontano, di dirlo a Miriam. Lasciandosi alle spalle il tempo dei rimorsi, del rancore. E del silenzio, per gli anni a venire, come una ferita. Chissà se Miriam avrebbe mai capito.”… “La voglia, la passione. E poi la paura.” 

Ma la passione si trasforma in un violento impulso, in un delirio che come i migliori racconti noir trascina inesorabilmente verso il delitto. Ci si chiede quindi se la passione può finire così? Ma come liberarsi del corpo? Il mare inghiotte tutto. Ma non sempre…

Dal testo: “E' gelido, il mare. Mi piego di lato, mi scuoto, per farla scivolare dalla schiena, ma non ci riesco. Lei non si muove.

…Riprovo, ansimando, dondolandomi sul bacino, sulle anche, ma lei è sopra di me, aggrappata, le gambe strette ai fianchi, le braccia attorno al collo, a togliere il respiro. Sento una frangia di alghe appendersi a una mano. E poi sento l'ondata.

….Mi prende in pieno, bagnandomi tutto. E io sono impreparato. All'impeto della marea, che ha già cambiato direzione. Faccio un altro sforzo, disperato, per liberarmi di lei, del suo peso, ma è inutile; è sempre lì, inchiodata, artigliata, come se fosse viva. … Mi afferra il panico, all'improvviso… Un'onda, su di me, poi un'altra, che sembra concentrare in sé tutta la forza del mare… Cado, mi rialzo, cado ancora. Respiro una boccata d'aria, che è come fuoco in gola, e poi sono sommerso, di nuovo, e urto col petto contro il fondo, a faccia in giù…. Poi un'altra boccata d'aria, dolorosa; e su e giù, così, le orecchie che ronzano, la testa in preda alle vertigini. E le mani di lei sempre strette alla mia gola, a togliermi il fiato. Finché il cervello capisce, prima di scoppiare. E' cominciato il rigor mortis, e i suoi muscoli non possono più rilassarsi.”

THE END

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2° Classificato (bonifico Euro 200,00 + attestato + libro “La libertà perduta”)

ARECCHI Alberto, residente a Pavia: ha partecipato alla I edizione (8° classificato)

titolo del racconto: La danza nella neve

giudizio giurati: avvincente; forma corretta.

note sul racconto: Quanti lettori, sprofondandosi nella lettura di un libro, si sono immedesimati nel protagonista al punto tale di credere d’essere stati trasportati in un mondo reale e tangibile, simile alla realtà quotidiana?  Se questo avviene leggendo i libri “moderni, stampati”, quali sensazioni potrebbe suscitare una pergamena, impolverata, dimenticata su di un ripiano, quello più alto dello scaffale di una sagrestia? Un manoscritto da decifrare, probabilmente scritto con una calligrafia minuta ed antica?

Dal testo: “Il libro era un antico manoscritto, una lunga striscia di fogli di pergamena, incollati l’uno dopo l’altro e arrotolati su un’anima cilindrica di legno nero, come si usava una volta. Era riposto in alto, sull’armadio che fiancheggiava il corridoio della sacrestia, con gli stati d’anime e i registri della parrocchia. Era sempre stato lì, a memoria d’uomo.”

Trascorrono diversi anni e il rotolo è ancora là, ma ora, il protagonista ha la possibilità di studiarlo.  “Tuta di lavoro, mascherina antipolvere, guanti e una lunga scala. Con due aiutanti, calammo il lungo e pesante rotolo e lo deponemmo su un tavolone di lavoro, in un angolo tranquillo … A quel punto iniziava la lunga fatica della lettura e della decifrazione. Il lavoro mi lasciava poco tempo, così chiesi e ottenni di potermi dedicare allo studio del volume in ore serali. Lunghe veglie notturne, trascorse nel silenzio, con una luce tutta concentrata sulla pagina che si srotolava lentamente. Mi sedevo a quel tavolo e iniziava il viaggio nel tempo…”  

Il manoscritto risale al XV secolo, “ … emergevano, di volta in volta, povere donne con problemi di solitudine, o maghi che esercitavano l’eterna arte del plagio degli innocenti insicuri, per arricchirsi alle loro spalle, o almeno per vivere agiatamente, con un po’ di denaro e di potere..”…” Conteneva lunghi elenchi di persone inquisite, con i loro reati e peccati, veri o presunti. Per lo più si trattava di piccole colpe, anomalie di comportamento, oppure lievi difetti fisici…”

Superato lo scoglio dei primi giorni, la lettura/decifrazione è divenuta più spedita e consente un’immersione totale nelle vicende raccontate, a tal punto da dimenticare la realtà ed effettivamente, una sera … “Da una porta laterale, entrò una donna minuta. Avrà avuto settant’anni, ma camminava ancora piuttosto spedita sulle esili gambe legnose, coperte da spesse calze di lana nera. Tutta la sua figura era coperta di nero, con abiti di foggia desueta.”

Istintivamente, segue la donna. Dopo aver percorso diverse viuzze, si accorge che la città che conosceva è scomparsa. Il sole invernale è stato sostituito dalla neve, che copiosa ricopre le strade.

Dal testo: “Avevo la sensazione di perdermi, e... certo, mi rendevo conto del fatto che le vie, le case, non erano le stesse che conoscevo, ma – tutto sommato – si trattava d’un ambiente familiare. Mi muovevo in quel territorio in maniera istintiva, senza difficoltà, ed ero intimamente cosciente di trovarmi nel mondo della mia lettura, nella mia stessa città, com’era quattrocento anni prima..”

E … il mio consiglio è quello di leggere il racconto perché è un vero e proprio ritorno al passato, fitto di mistero, di streghe, folletti e che cosa potrebbe succedere in un mulinello di fiocchi di neve che improvvisamente rapido appare e avvolge il protagonista?

 

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1° Classificato (bonifico Euro 300,00 + attestato + libro “La libertà perduta”)

PARAZZOLI Franca, residente ad Angera (VA)

titolo del racconto: Ditemi che è solo un incubo

giudizio giurati: Avvincente e originale.

note sul racconto: Dopo mesi di lavoro frenetico, primo giorno di ferie. Sveglia presto per partire, un ultimo controllo alla casa e “Ho la mano sulla maniglia della porta del garage, quando suonano al campanello. Il cuore sobbalza nel petto. Guardo l’orologio: sono le sei e dieci. «Chi è?» chiedo timorosa andando verso l’ingresso. Silenzio.”

Un collega di lavoro, Mirko, di sabato? Pensando ad uno scherzo, apre la porta, entra quasi imbarazzato ma “…nel momento che le gira le spalle Lui è lì, spalle all’ingresso, con una pistola silenziata puntata verso di me…. Mio dio, cosa diavolo succede? Cosa sta facendo Mirko? È impazzito? Gli ho fatto qualche sgarbo senza rendermene conto? Non può essere vero, qualcuno mi svegli…Si avvicina a me. Mi strappa la borsa dalle mani e prende il telefono, che lancia lontano”

In pochi minuti, la situazione cambia ... una giornata che doveva essere l’inizio di un periodo di riposo e di relax, si trasforma in un vero e proprio incubo. Gli eventi successivi sono simili ad un telefilm che tanto vanno di moda adesso: un thriller, no… meglio un episodio di “Law & Order”, con sequestro, tentata violenza carnale, minaccia di maltrattamento o anche di morte…Le azioni sono concitate. 

Alcuni brani del testo per invogliarvi alla lettura:

Stai calma Lara, stai calma e si risolverà tutto. Mi faccio coraggio. «Mirko, ma cosa fai, cosa vuoi da me?» gli chiedo cercando di sorridere, «come ti sei procurato quella pistola?»

I suoi occhi si stringono fino a diventare due fessure, mandano lampi di odio.

 

«Così te ne volevi andare in vacanza» mi dice dopo un tempo che mi è parso interminabile, «invece, cara la mia Lara, resti qui con me. Finalmente ti dovrai accorgere che esisto.» Ride di un riso isterico.

«Stai zitta, puttana!» urla rizzandosi in piedi. La mano che regge la pistola trema. «Ti corteggio da più di un anno, da quando sono arrivato in agenzia, e tu non te ne sei mai accorta. È peggio di un rifiuto. Ti odio!»

Con la canna della pistola mi fa segno di alzarmi. «Spogliati» mi ordina.

«Alzati» mi ordina. «Vai nello sgabuzzino.»

Laura è chiusa nel sottoscala e ci rimane per un tempo interminabile fino a quando, un vicino di casa, seguendo gli abbai del cane, riesce ad entrare in casa dopo aver allertato le forze dell’ordine e la liberano.

Finalmente…aria e un odore strano aleggia nell’aria e Laura coglie la voce del Maresciallo al telefono “«… Non ho capito bene quello che è successo, ma si dev’essere suicidato subito dopo aver chiuso la signora nel sottoscala» dice, «è seduto al tavolo della cucina e accanto a lui c’è un biglietto: Per sempre insieme.»

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