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Carlo Vittone è stato il mio Editore, la persona che, dopo aver preso visione del mio primo scritto non tecnico e men che meno giornalistico, come avevo sino a quel momento scritto preferibilmente, ha ritenuto che potesse interessare il pubblico.

Parlo dunque di uno scritto fuori dal mio usuale.

Sono infatti un giornalista - da alcuni anni – e un esperto nautico - pure da tempo – e sinora di scritti ne ho dati alle stampe diversi, ma, come detto, erano attinenti alla mia professione, erano argomenti tecnici o legislativi, mentre questo era un qualcosa di inusuale: era in dialetto!

felice camesascaDialetto si ma della mia città, della città che Carlo Vttone amava, essendo venuto a viverci da tempo, ad insegnare ai giovani delle scuole cittadine, a vivere anche la sua coordinazione come politico serio!

Il dire come ho conosciuto Carlo Vittone non saprei esattamente.

Senz’altro nel 2008 e per colpa dello sport che allora coordinavo nella regione con particolare riferimento alle scuole monzesi che a quel tempo erano oggetto di particolare attenzione.

Senz’altro è stato un suo collega, l’insegnante di educazione fisica, che me lo ha fatto conoscere, con altri insegnanti a scuola in una giornata in cui curiosavo nel loro centro pc. Sia come sia ho incontrato una persona che, ad un vecchiaccio come me, ha ispirato fiducia si da affidargli un mio sogno.

In questo, dico subito che in modo determinante ha giocato il giudizio della mia Pucci, il tesoro di moglie che purtroppo mi ha preceduto in vetta e che ora è con Carlo, che stimava, là ad aspettarmi.

Il suo amore unito al suo fine intuito femminile avevano decretato che potevo accordargli ampia fiducia.

Così è stato ed è iniziata una collaborazione che è proseguita nel tempo e si è completata perchè già la prima edizione ha dovuto essere subito ristampata. Carlo aveva saputo presentarla in modo stupendo suscitando l’interesse della città.

Poi il secondo libro sempre sullo stesso argomento: il dialetto.

Poi sono intervenuti fattori imponderabili: la mia Pucci è morta ed io mi sono trovato “fuori combattimento”.

Una ripresa a distanza di tempo per la revisione di un testo ancora di interesse cittadino che con Pucci avevo steso e coordinato e che, per l‘argomento doverosamente era stato consegnato, anche su suo suggerimento, al C.A.I.

Poi un altro era in preparazione, diciamo cosi a sei mani, con Paolo Paleari. La figura di un cittadino monzese degli anni trenta che ha riscosso l’ammirazione anche degli avversari politici.

Un testo a cui Carlo teneva tanto e che mi auguro possa essere completato.

Amico, aperto nelle sue idee e nei suoi principi che esponeva e non imponeva e che difendeva.

Un uomo tutto di un pezzo che rispetto ed ammiro che anche lui aveva trovato tardi la serenità di vita e che purtroppo ci ha lasciato.

Posso solo riportare un suo giudizio sul mio primo libro : un libro che presenta il dialetto e lui lo invita a studiarlo:

“Lo studio del dialetto va tutelato ed il nostro viene recepito come diverso del milanese che già nell’anno ‘800 era stato cosi definito, ma dimenticato”.

Aveva curato attentamente la presentazione: prefazione di noto monzese e commento di noto dialettologo.

Una novità che è stata ben recepita in città.

Poi la seconda uscita parimenti presentata magistralmente.

Ecco , questo è l’amico che ho perso, che ha lasciato un lavoro incompiuto che deve essere finito e nel nome del quale, nel ricordo che i suoi allievi conservano che deve e può essere ricordato nel tempo come diversi suoi Amici pensano di fare.

Un ricordo che faccia rilevare cosa ha fatto per i giovani e coi giovani.

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