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Non mi è facile parlare di Carlo.
Ho tanti ricordi, legati alla scuola, degli intervalli passati in cortile (con ogni tempo) a parlare degli argomenti più vari, dai quesiti di Fisica o Matematica che lo interessavano ai suoi racconti di viaggi, dai casi di studenti ai problemi personali.
Ricordo con piacere i viaggi d'istruzione in cui accompagnavamo le classi all'estero, Vienna, Monaco, Berlino. Mi alzavo al mattino e lo trovavo immancabilmente già pronto, già fatta la colazione (ho imparato da lui a farla “all'inglese” con uova e pancetta). Ogni tanto spariva per qualche ora perché “doveva” vedere qualcosa (una casa, un museo, una mostra) che non interessava agli studenti e che poi mi raccontava.
Lo ricordo all'ospedale, aveva appena subito un intervento importante ed era convalescente. Ero andato a fargli visita e gli raccontavo di un problema che emergeva dalle mie analisi del sangue appena effettuate.
Era ormai il tardo pomeriggio ma nel giro di pochi minuti riuscì a fissarmi una visita per le 7:30 del mattino dopo con l'aiuto-primario. Il mattino seguente, prima di andare a scuola, feci la visita (gratuita) che fortunatamente non rivelò nessuna complicazione. Ricordo con piacere la sua soddisfazione, l'espressione che aveva, la certezza di essersi reso utile a un amico.

Claudio Abbiati (ex-collega)

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