Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti. Per proseguire devi accettare la nostra policy cliccando su “Sì, accetto”.

Ho conosciuto, negli anni settanta del secolo scorso, Carlo Vittone, alunno del Liceo Scientifico Frisi, dove per un lungo periodo fui docente e poi dirigente. L’ho seguito poi insegnante stimato dai superiori e amato dagli alunni, uomo di buona cultura, scrittore disinvolto, editore benemerito specie per quel che riguarda la storia della nostra terra.
Partecipò alla vita politica locale: lo ricordo consigliere comunale e assessore alla Villa Reale e al Parco.
Credo che altri possa con migliore cognizione precisare ed elogiare l’impegno, l’intelligenza, i risultati del suo operare.
Preferisco ricordare il mio primo incontro con lui.
Pier-Franco-BertazziniIl Frisi aveva allora 1600 alunni e un giorno di assemblea studentesca, mentre mi aggiravo negli spazi di accesso all’aula magna, tra altri vestimenti abbandonati dagli alunni, mi colpì una giacca che mostrava nel risvolto del collo un’iscrizione. Curioso, apersi l’indumento e lessi: “La rivoluzione incomincia disobbedendo a tuo padre”.
Non persi più di vista la giacca e aspettai che, finita l’assemblea, il proprietario venisse a riprenderla. La giacca apparteneva a Carlo Vittone, che allora credo avesse sedici o diciassette anni. Tutti se n’erano andati; lo trattenni, confessai d’aver letto l’iscrizione e gli chiesi se voleva, senza imporglielo, spiegarmi perché aveva voluto decorare la sua giacca di quell’enunciazione.
Gentile e ossequioso, accettò di buon grado e con lindore formale e una certa sapienza di contenuti filosofici e pedagogici, elaborò un lungo discorso concludendo esattamente con queste parole: “Molte cose vanno cambiate. Occorre nella vita che viviamo oggi una rivoluzione, ma la rivoluzione non può incominciare, se i giovani continuano a dire, come è stato loro imposto, signor padre, signor sindaco, signor parroco, signor preside”.
Voglio ricordare che allora ero anche il sindaco in carica di Monza.
Risposi che ero ben lontano dal dirmi persuaso dai suoi convincimenti, ma che si meritava un bel voto per l’esposizione e per la franchezza con cui si era espresso.
Beata giovinezza!
Più volte, incontrandoci in sedi ed occasioni diverse, abbiamo, io e Vittone, ricordato ridendo l’episodio.
Oggi ricordo Carlo con profonda commozione.

Pier Franco Bertazzini
Monza, 02 luglio 2014

Condividi questa pagina

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn